A CURA DI: Dott. Antonio Fusco

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Longevità in salute

A CURA DI: Dott. Antonio Fusco

Quali sono gli esami di prevenzione?


La letteratura scientifica internazionale è unanime sulle evidenze che la Lipidomica di membrana cellulare è l'esame di riferimento per la misurazione dell'infiammazione cellulare, il d-ROMs per la misurazione dello stress ossidativo cellulare, la ricerca delle Small-dence LDL per il rischio di formazione della placca aterogena, l'Homa Index per la misurazione dell'insulino residenza alla base di tutte le patologie metaboliche.
Questi esami, insieme ad altri, fanno parte del pacchetto che proponiamo al fine di deliniare il tuo rischio cardio-metabolico. Se vuoi approfondire ti consiglio di continuare a leggere per sapere come eseguire questi esami e, di seguito, le indicazioni di tutti questi esami con i relativi riferimenti scientifici.

Come eseguire gli esami....


Compila il form sottostante, ti verranno inviati il preventivo e tutte le informazioni per eseguire il prelievo. 
Se deciderai di eseguire gli esami ti verrà inviato un questionario per la raccolta di tutti i dati anamnestici; questi dati, insieme ai risultati degli esami, consentiranno di calcolare il rischio cardio-metabolico attuale. Verrà quindi stilata una relazione, dopo aver valutato i risultati dal punto di vista biochimico e clinico, con le indicazioni per un corretto stile di vita ed integrazione mirata. Il tutto ti sarà inviato all'indirizzo email da te indicato.


Al momento i laboratori per eseguire il prelievo sono: 
Ancona (AN), Avezzano (AQ), Bastia Umbra (PG), Calcinelli (PU), Campobasso (CB), Castelfidardo (AN), Castiglione del Lago (PG), Chiaravalle (AN),  Chiavari (GE), Civitanove Marche (MC), Fano (PU), Giulianova (TE), Jesi (AN), Modena (MO), Montecchio (PU) Montegranaro (FM), Montesilvano (PE), Napoli (NA), Perugia (PG), Pesaro (PU), Pescara (PE), Peschiera del Garda (VR), Porto d'Ascoli (AP), Porto Sant'Elpidio (FM), Porto San Giorgio (FM), Priverno (LT), Roma (RM), Roseto (TE), San Benedetto del Tronto (AP), Vicenza (VI), Sant'Elpidio a Mare (FM), Spoleto (PG), Latina (LT), Macerata (MC), Velletri (RM).

Si consiglia sempre nella richiesta degli esami di scrivere la citta di residenza così da essere inviati nel laboratorio più vicino.

Richiedi informazioni per un esame

*verrà segnalato il punto prelievi più vicino a te

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Esami bioumorali

Sono esami del sangue di routine. Quelli più importanti ai fini della prevenzione sono sicuramente HOMA INDEXHB GLICATAVITAMINA DFIBRINOGENOFERRITINA, HDLTRIGLICERIDIOMOCISTEINAAPO-BLIPOPROTEINA A.
In particolare il rapporto Trigliceridi/HDL riflette meglio di altri parametri quanto siamo in grado di ridurre l'infiammazione associata all'alimentazione.
E' un marker indiretto di insulino-resistenza, in particolare nel fegato, ma anche in altri organi sensibili all'insulina (muscoli, tessuto adiposo, cervello).
L'insulina è l'ormone che controlla gran parte del metabolismo che si svolge a livello epatico. Una delle prime conseguenze dell'infiammazione indotta dall'alimentazione nel fegato è lo sviluppo di insulino-resistenza proprio in quest'organo. Ne deriva una disfunzione nel processo di produzione di lipoproteine che sfocia in un aumento dei trigliceridi e una diminuzione del colesterolo HDL.
L'obiettivo è un rapporto Trigliceridi/HDL inferiore a 1.
Un altro importantissimo marker clinico è l'Hb Glicosilata (Emoglobina glicosilata) che definisce sia la capacità di riparare il tessuto danneggiato dall'infiammazione cellulare sia di misurare indirettamente i livelli di stress ossidativo. Valori di Hb Glicosilata al di sopra di 5,1% sono la conseguenza della sovrapproduzione di radicali liberi, i quali, a loro volta, indicano che le cellule producono meno energia da destinarsi alla riparazione dei tessuti. 
Anche valori al di sotto di 4,9% devono essere oggetto di attenzione perchè potrebbero riflettere un aumento della secrezione di cortisolo volta a mantenere i livelli di glucosio nel sangue attraverso il processo della gluconeogenesi.
Il valore tra 4,9 - 5,1% è considerato ideale.
Gli esami bioumorali da soli però non sono sufficienti per dare un quadro completo sul rischio cardio-metabolico futuro (vedi spiegazione più avanti). Sono comunque esami da eseguire prima di una eventuale visita clinica cardiologica di prevenzione.
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oxidative
Figura 1. Ipotesi della “Oxidative Modification” nella patogenesi dell’aterosclerosi.
Nella figura sopra viene schematizzata la formazione delle cellule schiumose nelle lesioni aterosclerotiche. L'LDL nativo penetra all'interno della tonaca intima arteriosa e qui viene ossidato per poi essere fagocitato dai macrofagi, che diventano Cellule Schiumose (Foam Cells) ad alto contenuto lipidico. L’OxLDL ha un’affinità inferiore rispetto ai recettori delle LDL ed un’affinità molto più alta rispetto ai recettori di cattura dei macrofagi.
Hiroyuki Itabe. Oxidized low-density lipoprotein as a biomarker of in vivo oxidative stress: from atherosclerosis to periodontitis. J. Clin. Biochem. Nutr. | July 2012 | vol. 51 | no. 1 | 1–8


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Figura 2.
Holvoet et al. Oxidized LDL and Malondialdehyde-Modified LDL in Patients With Acute Coronary Syndromes and Stable Coronary Artery Disease. Circulation. 1998; 98:1487-1494
La patogenesi dell’aterosclerosi include la suscettibilità genetica e una varietà di fattori di rischio cardiovascolari ed influenze ambientali. Evidenze sperimentali sempre più solide suggeriscono che, in associazione ai fattori di rischio cardiovascolari “classici”, i fenomeni infiammatori ricoprono una posizione di rilievo nella dinamica del processo aterosclerotico coronarico e delle Sindromi Coronariche Acute (SCA). Pertanto i markers sistemici di infiammazione stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella stratificazione prognostica e nella gestione terapeutica dei pazienti con SCA. Questa risposta infiammatoria è sostenuta e/o stimolata dallo stress ossidativo, che può costituire la connessione tra i disturbi lipidici e l’infiammazione. Da oltre 20 anni è noto che lo stress ossidativo, in particolare l’ossidazione delle LDL, può influenzare lo sviluppo della malattia aterosclerotica e che alcuni marcatori di ossidazione delle LDL (LDL ossidate circolanti, autoanticorpi anti-LDL ossidate) potrebbero essere utili nel valutare il rischio di sviluppo di patologia nei pazienti. Le lipoproteine a bassa densità (LDL=Low Density Lipoprotein) sono le principali proteine di trasporto per il colesterolo nel plasma umano.
Il colesterolo LDL, a volte indicato come il colesterolo "cattivo", è ancora più pericoloso quando diventa ossidato. Le LDL ossidate sono più reattive con i tessuti circostanti e possono depositarsi all'interno del rivestimento delle arterie.  Macrofagi, colesterolo e altri lipidi sono i partner implicati nella formazione di placche con rischi cardiovascolari conclamati (aterosclerosi).
Gli eventi iniziali dell'aterogenesi vanno identificati nel danno dell'endotelio e nell'accumulo e modificazione (aggregazione, ossidazione e/o glicosilazione) delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si verificano precocemente e che si potenziano a vicenda. Penetrati nell'intima, i macrofagi fagocitano le lipoproteine modificate e, a causa dell'impossibilità di metabolizzare il colesterolo in esse contenuto, si trasformano nelle cellule schiumose (o spumose) caratteristiche delle strie lipidiche (fatty streaks).

Nell’ipotesi della “modificazione ossidativa” nella patogenesi dell’aterosclerosi descritta nella Figura 1, due sono gli eventi inziali che in modo sinergico danno via alla placca aterogena:
  1. Ossidazione, cioè modificazione, delle LDL da parte di agenti chimici altamente reattivi (stress ossidativo)
  2. Infiammazione, processo biologico in cui avviene l’espressione di molecole di adesione sulla membrana cellulare e della secrezione di sostanze biologicamente attive e chemiotattiche come citochine, fattori di crescita e radicali liberi; queste sostanze favoriscono il richiamo e la successiva infiltrazione di leucociti (globuli bianchi), con trasformazione dei monociti in macrofagi.
In Figura 2 vengono evidenziati i valori di LDL-ossidate correlati con gruppi di controllo e gruppi con sintomi coronariche conclamate (SCA), riportati in un importante rivista medica.

La comunità scientifica sta dando sempre più importanza al controllo dell’infiammazione e ossidazione per un discorso di prevenzione e longevità del paziente, sia per rischio di patologie cardiovascolari che degenerative legate all’invecchiamento e all’inflammaging (cancro, Alzheimer, Parkinson etc.).
I markers ad oggi riconosciuti dalla comunità scientifica per il controllo dell’infiammazione e ossidazione e la prevenzione di patologie cardiovascolari e degenerative, che possono avere un valore aggiunto rispetto ai normali markers di routine quali pannello lipidico classico (colesterolo totale, colesterolo-LDL, colesterolo-HDL, Trigliceridi), hs-PCR, fibrinogeno, acido urico sono:
  1. LDL-ossidate
  2. Small-Dense LDL (sd-LDL)
  3. d-ROMs
  4. Lipidomica su membrana eritrocitaria
 

 

Esami cellulari


Se si vuole approfondire e conoscere la percentuale di rischio di eventi acuti o cronici negli anni successivi bisogna eseguire esami del sangue quali LIPIDOMICA DI MEMBRANA ERITROCITARIAD-ROMs, SMALL-DENSE LDL. Rispettivamente sono esami che valutano il grado di infiammazione cellulare silente, lo stress ossidativo cellulare, e le caratteristiche del colesterolo LDL per evidenziare la presenza di eventuali caratteristiche patologiche alla base di un aumento del rischio futuro di formazioni di placche aterogene. Tali esami vengono esaminati solo in alcuni laboratori altamente specializzati.
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Lipidomica di membrana 


E' un esame fondamentale per la prevenzione, viene eseguito sulla membrana del globulo rosso maturo; valuta il grado di infiammazione cellulare silente. Vengono quindi studiati tutti gli acidi grassi che costituiscono la membrana cellulare e i loro rapporti.
Con questo esame inoltre è possibile indicare la precisa quantità di integrazione Omega3 eventualmente necessaria. Esame fondamentale per evidenziare possibili rischi di malattie a base infiammatoria, quando patologico, ed insieme agli altri esami cellulari contribuisce alla determinazione di una percentuale di rischio.å
 

d-ROMs


Insieme alla Lipidomica di membrana rappresenta l'altro esame fondamentale per la prevenzione.
Misura il bilanciamento tra la quantità di radicali che si formano nella cellula e il potere antiossidante, cioè lo stress ossidativo cellulare.
Nell'immagine evidenza di fortissimo stress ossidativo, condizione questa, estremamente predittiva di possibili patologie future. Con questo esame inoltre è possibile rilevare la necessità di integrazione antiossidante e verificarne l'efficacia.
Come la Lipidomica di membrana anche questo esame è fondamentale nella patogenesi delle malattie quindi fortemente predittivo, quando patologico, di possibili malattie future. Insieme agli altri esami cellulari contribuisce alla determinazione di una percentuale di rischio.
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Figura 1.

apo-b
Figura 2. Il colesterolo LDL potrebbe sottostimare il numero di particelle LDL in soggetti con una prevalenza di small dense LDL. Nella figura sopra la concentrazione colesterolo-LDL è identica sia nel fenotipo A che nel fenotipo B. Poiché le particelle LDL contengono solamente una molecola di APO-B, la concentrazione di APO-B è molto alta nel fenotipo B, in cui si ha una prevalenza di sdLDL rispetto al fenotipo A con una prevalenza di IbLDL.
CH: contenuto di colesterolo nelle particelle LDL; IbLDL: particelle LDL grandi e galleggianti; sdLDL: particelle LDL piccole e dense.
Helena Vaverkova. LDL‑C or apoB as the best target for reducing coronary heart disease: should apoB be implemented into clinical practice? Clin. Lipidol. (2011) 6(1), 35–48

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Figura 3. Nell’Ipotesi della “Oxidative Modification” nella patogenesi dell’aterosclerosi, le OxLDL sono generate nei tessuti della parete dei vasi nella fase iniziale dell’aterogenesi. Le OxLDL circolano tra la parete del vaso e si accumulano gradualmente nel tempo nelle lesioni premature. Durante la rottura della placca aterogena, si viene a formare un trombo con l’occlusione del flusso sanguigno. Nella fase acuta (stadio in cui si possono avere valori di hs-pcr elevati) dopo la rottura della placca, una larga quantità di OxLDL e OxLDL degradate vengono rilasciate in circolo: in questo lasso di tempo si hanno picchi elevati di OxLDL plasmatici e un aumento della concentrazione plasmatica di OxLDL è stata dimostrata nei pazienti con instabilità di placca (Holvoet P. et al. Oxidized low density lipoprotein is a prognostic marker of transplant-associated coronary artery disease. Arterioscler Thromb Vasc Biol 2000; 20: 698–702).
OxLDL: LDL ossidate; OxLDL Foam Cell: placca schiumosa lipidica generata da LDL ossidate.

Small-Dense LDL

Che cosa sono le small-dense LDLs
Le lipoproteine a bassa densità (LDLs; Low-Density Lipoproteins) sono particelle deputate al trasporto dei lipidi in tutto l’organismo. Ciascuna particella contiene una combinazione di proteine, colesterolo, trigliceridi e molecole fosfolipidiche (Figura 1). Le particelle di LDLs circolanti hanno dimensioni, densità e composizioni chimiche eterogenee, e possono essere classificate in due fenotipi distinti: il fenotipo A è associato a LDLs più grandi e a densità più bassa, mentre il fenotipo B mostra una predominanza di particelle piccole e dense (small-dense LDLs, sd-LDL) .
Perché misurare le sd-LDL
Concentrazioni elevate di lipoproteine ​​LDL piccole e dense (sd-LDL) si correlano positivamente con il rischio di malattia vascolare coronarica (CVD): sono particelle altamente aterogene a causa della loro maggiore penetrazione nella parete arteriosa (“small-dense”), con una minore affinità di legame per il recettore LDL che comporta un’emivita in circolo più prolungata, e una conseguente maggior esposizione – quindi minor resistenza – agli agenti ossidanti dei ROS (sono cioè le particelle LDL più facilmente ossidabili) . Secondo il National Cholesterol Education Program (NCEP), solo la metà della percentuale del rischio di malattia coronarica può essere attribuita a fattori di rischio convenzionali (cioè LDL, HDL e trigliceridi). Altri fattori più specifici aumentano il potere predittivo di malattie cardiovascolari e selezionano individui a rischio che altrimenti potrebbero non essere inclusi. Le LDL piccole e dense costituiscono uno di questi indicatori più sensibili, e possono essere indipendenti dagli altri fattori di rischio convenzionalmente utilizzati negli ultimi cinquant’anni . Inoltre, le ultime Review internazionali hanno evidenziato una bassa correlazione tra colesterolo-LDL e mortalità negli individui sopra i 60 anni, ponendo dei punti interrogativi sull’ipotesi del colesterolo-LDL quale marker di rischio cardiovascolare principale .
Le sd-LDL nella Sindrome Metabolica
La Sindrome Metabolica (detta anche sindrome da insulino-resistenza) è una combinazione pericolosa di alcuni fattori di rischio cardiovascolare che, correlati tra loro, possono dare forma ad un quadro clinico più facilmente esposto al rischio di infarto o ictus. Diversi studi clinici hanno evidenziato la forte correlazione tra l’elevato numero di sd-LDL e markers che caratterizzano il “fenotipo lipoproteico pro-aterogeno” (Trigliceridi e Apo-B elevati, bassi livelli di colesterolo-HDL) che spesso coesistono senza evidenti aumenti del colesterolo-LDL .
L’apolipoproteina B (Apo-B) è una componente di tutte le particelle aterogene o potenzialmente aterogene, incluse le VLDL, le lipoproteine a densità intermedia (IDL), le LDL e la lipoproteina(a) , nelle quali ogni particella lipoproteica contiene una molecola di apo B. Apo B, quindi, fornisce una misura diretta del numero di lipoproteine aterogene in circolo. Anche nei soggetti che presentano ipertrigliceridemia, la maggior parte dell’Apo-B plasmatica è associata al colesterolo-LDL, il che rende questa apolipoproteina un buon indicatore del numero di particelle LDL (LDL-P), piuttosto che della loro concentrazione (LDL-C).
Nella Figura 2 sotto sono evidenziati due diversi esempi (fenotipo A non aterogeno e fenotipo B aterogeno), in cui si ha la stessa concentrazione di colesterolo-LDL, ma valori di Apo-b differenti (con marcata prevalenza nel fenotipo B) a causa della diversa distribuzione delle sd-LDL .
Nel 2013, l’Associazione Americana di Chimica Clinica (AACC), ha redatto un documento dove si pongono a confronto - come indicatori di aterogenesi – i classici marcatori lipidici con l’Apolipoproteina B (Apo-B) e le particelle sd-LDL; dallo studio è emerso come questi ultimi indicatori siano specificamente più predittivi del rischio cardiovascolare, rispetto al colesterolo-LDL comunemente usato .
L’ipotesi ossidativa nei processi aterogeni
La patogenesi dell’aterosclerosi include la suscettibilità genetica e una varietà di fattori di rischio cardiovascolari ed influenze ambientali. Evidenze sperimentali sempre più solide suggeriscono che, in associazione ai fattori di rischio cardiovascolari “classici”, i fenomeni infiammatori ricoprono una posizione di rilievo nella dinamica del processo aterosclerotico coronarico e delle Sindromi Coronariche Acute (SCA). Pertanto i markers sistemici di infiammazione stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella stratificazione prognostica e nella gestione terapeutica dei pazienti con SCA. Questa risposta infiammatoria è sostenuta e/o stimolata dallo stress ossidativo, che può costituire la connessione tra i disturbi lipidici e l’infiammazione. Da oltre 20 anni è noto che lo stress ossidativo, in particolare l’ossidazione delle LDL, può influenzare lo sviluppo della malattia aterosclerotica
Il colesterolo LDL è ancora più pericoloso quando diventa ossidato, vedi Figura 3. Le LDL ossidate sono più reattive con i tessuti circostanti e possono depositarsi all'interno del rivestimento delle arterie.  Macrofagi, colesterolo e altri lipidi sono i partner implicati nella formazione di placche con rischi cardiovascolari conclamati (aterosclerosi).
Gli eventi iniziali dell'aterogenesi vanno identificati sia nel danno dell'endotelio, sia nell'accumulo e la modificazione (per aggregazione, ossidazione e/o glicosilazione) delle lipoproteine a bassa densità (LDL) nell'intima delle arterie, due eventi che si verificano precocemente e che si potenziano a vicenda. Penetrati nell'intima, i macrofagi fagocitano le lipoproteine modificate e, a causa dell'impossibilità di metabolizzare il colesterolo in esse contenuto, si trasformano nelle cellule schiumose (o spumose) caratteristiche delle strie lipidiche (fatty streaks).
Questa ipotesi, sempre più accreditata dalle ultime Review internazionali , dà una nuova e importante rilevanza alla determinazione delle sd-LDLs, per la loro suscettibilità molto più alta alla modificazione ossidativa da parte dei ROS. Vi è infatti una marcata correlazione tra l’aumento delle sd-LDLs e l’aumento delle LDL-ossidate.

sd-LDL markers del futuro
Molte Review internazioni hanno oramai stabilito che quantità elevate di LDL nel plasma non giustificano da sole l'aterogenicità associata a queste particelle, ed è significativo che livelli plasmatici simili di LDL possono essere associati a gradi diversi di rischio cardiovascolare. Livelli simili di LDL-C possono essere associati a diversi gradi di rischio CV e l'utilizzo di LDL-C per valutare il rischio di CHD correlato al colesterolo sottostimerà il rischio effettivo negli individui che possiedono livelli ottimali di LDL-C ma alti livelli di sd-LDL. Secondo le attuali linee guida AACE (2017), sdLDL è stato incluso come un “fattore di rischio addizionale” per ASCVD, insieme con obesità, storia familiare, apolipoproteina B elevata, ipertrigliceridemia, PCOS e triade dislipidemica (costituita da ipertrigliceridemia, bassi livelli di HDL-C ed un eccesso di sdLDL-C) .

Pannello di rischio cardio-metabolico


E' il risultato di un incrocio dei dati da informazioni sulla familiarità raccolti con un questionario e da esami di prevenzione e cellulari prima descritti.
Tale pannello è stato costruito seguendo tutti i criteri più importanti e recenti presenti in letteratura scientifica.
E' in grado di fornire dati sul rischio futuro di tipo cardiologico e metabolico
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